Il «tempo santo» dei genitori di Chiara per i malati


Schermata 2015-02-13 alle 10.48.11(di Simone Ciampanella, Lazio Sette, Avvenire, 8/02/2015)

Mercoledì si celebra la XXIII Giornata mondiale del malato. Il tema prescelto parla di una sapienza antica, quella del cuore. È la sapienza cordis che come dice Giobbe nella citazione utilizzata come filo conduttore spinge ognuno di noi a diventare “occhi per il cieco” e “piedi per lo zoppo”. Nel suggerimento biblico indicato per l’edizione di quest’anno la riflessione sulla condizione dei sofferenti, oltre ad essere rivolta a coloro che portano nel corpo e nell’anima le piaghe di Cristo, interroga in modo preminente le persone che vivono la malattia dei propri cari: famigliari, amici, conoscenti, cioè tutti coloro che partecipano e si fanno prossimi del dolore dell’altro, e in questa dimensione si ritrovano spesso dinnanzi al mistero della croce. L’ufficio diocesano per la pastorale sanitaria, ponendosi in ascolto del messaggio di papa Francesco ha impostato l’edizione diocesana della giornata, che si terrà nella parrocchia della Beata Vergine Maria Immacolata alla Giustiniana, come un momento di comprensione «non teorica» ma concreta della fragilità umana. Sarà quindi proposta la testimonianza di chi quest’esperienza di vicinanza alla malattia l’ha fatta, e l’ha vissuta come profezia di resurrezione, come sguardo rinnovato che insegna quale sia il vero significato di “qualità della vita”.
Due genitori come tanti altri, Roberto e Maria Anselma, condivideranno con i presenti il periodo di vissuto accanto alla loro figlia, fino alla sua nascita in cielo, avvenuta nella stupenda natura di Pian della Carlotta vicino al Sasso, nel comune di Cerveteri. È Chiara Corbella Petrillo, questa ragazza, venuta a mancare nel 2012 dopo un percorso faticoso e sofferente, tuttavia mai privo di una prospettiva di fede in tutto quello che accadeva. Una donna, una moglie, una madre che porta nel grembo due creature, destinate poi a vivere solo degli attimi sulla terra, ma amate pienamente, senza indu-
gio. Poi il terzo figlio, per la cui incolumità scelse, in piena armonia con il marito Enrico con il quale ha condiviso un modo di stare al mondo con la prospettiva di quello eterno, di non curarsi dal “drago” che, tentato di scon-
figgere invano una volta partorito Francesco, ne ha causato la morte. Eppure in quest’ultimo periodo di malattia, non tanto si è dedicata a prepararsi al passaggio da questa vita all’altra, quanto ha chiesto a Dio di illuminare i suoi amori perché accettassero il mistero della sua sofferenza, un mistero chiaro di fronte ai suoi occhi, perché vivessero la sua malattia come un tempo santo e potessero fare loro la stessa esperienza di Giobbe: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto».
Il programma:
L’accoglienza inizia alle ore 9.
Alle ore 10 ci sarà la testimonianza “Il tempo passato accanto al malato è un tempo santo: la storia di Chiara Corbella Petrillo raccontata dai genitori Roberto e Maria Anselma.
Alle ore 11 inizia la preparazione alla celebrazione che presiederà monsignor Gino Reali alle ore 11.30.
Come tradizione questa giornata vuole anche offrire un momento di divertimento per i molti malati, così dopo il pranzo verrà proposto uno spettacolo di intrattenimento con Il trio insieme ad alcuni ospiti.