Chiara Corbella, la felicità del dono


“Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi…” queste stesse parole del Vangelo di Luca hanno aperto la giornata di testimonianze su Chiara Corbella.

Un’intensa giornata di preghiera e di condivisione si è svolta a santa Maria degli Angeli dove Enrico Petrillo e alcuni amici di Chiara Corbella, insieme a fra Vito D’Amato che li ha accompagnati nel loro percorso di questi anni, hanno dato testimonianza di quello che hanno vissuto accanto a Chiara. Non un momento celebrativo o commemorativo, ma un incontro fatto di parole semplici che testimoniano una vita e un cammino di fede verso la santità, scopo e meta per ogni battezzato.

Le parole del libro scritto dagli amici Simone Troisi e Cristiana Paccini dal titolo “Siamo nati e non moriremo mai più” (edizioni Porziuncola) sono risuonate nella sala, a cui sono seguite le testimonianze di Enrico e le sue canzoni scritte in alcuni momenti particolari della loro vita perché per Chiara ed Enrico il canto era una forma di preghiera e così hanno voluto condividere questa preghiera con tutti i convenuti. A suonare con loro, il gruppo musicale House on the rock, di cui Chiara e Enrico facevano parte, formato da amici con la passione per la musica e …. per il Signore.

Un momento raccolto e gioioso, anche se condiviso con più di mille di persone provenienti da tutta Italia: famiglie con bimbi piccoli, persone singole e in età avanzata, tutti spinti dal desiderio di conoscere meglio Chiara Corbella. Data l’intensità del tempo vissuto potrebbe apparire fuori luogo parlarne in questa sede, ma è pur vero che ci sono cose che non possono essere taciute, pur nella consapevolezza che le parole in occasioni come questa sono limitate.

La vita di Chiara Corbella è ormai nota e non ci soffermeremo sugli eventi. Quello che colpisce della sua storia e che interpella tutti noi è il suo cammino di fede, vissuto nelle piccole e grandi scelte che una ragazza morta a soli 28 anni può compiere oggi, né più, né meno. Un percorso che, come tutti, ha visto Chiara passare attraverso momenti di dubbio e di incertezza, ma anche di grande consolazione. Il momento più duro, raccontava sempre Chiara, è stato il periodo del fidanzamento con Enrico, quel loro ‘tira e molla’ lungo e sofferto in cui ancora nessuno dei due aveva ben capito quale fosse la loro reale vocazione. Seppure Chiara avesse ricevuto un’educazione cristiana dalla sua famiglia e nonostante sia stata sempre attiva nella comunità, il momento di cambiamento – potremmo dire di conversione in questo senso – è avvenuto quando ha compreso di dover abbandonare i suoi progetti, le sue idee, la sua organizzazione di vita, il suo voler controllare tutto e tutti e lasciarsi andare, abbandonarsi finalmente all’abbraccio provvidente di Dio: perché solo lui può tutto. Solo in quel momento ha abbassato le difese, si è scoperta fragile e vulnerabile, è apparsa ai suoi stessi occhi e agli occhi di Enrico così come era ed è stata accettata e amata da lui per quello che era e non per quella che voleva apparire.

Questo può sembrare un momento da poco ma come testimoniano Enrico e i suoi amici, per lei è stato un momento di svolta che le ha permesso di dare un senso diverso alla sua vita e alla vita che il Signore aveva sognato per lei con Enrico e i suoi figli. Da allora, ha accettato e accolto tutto come un dono, perché si sentiva amata da Dio Padre come figlia e si è affidata, come donna, madre e moglie, alla Vergine Maria. Un momento che ricorda tanto l’abbraccio di Francesco con il lebbroso, quando il Signore lo condusse lì e tutto quello che prima gli sembrava amaro si tramutò in dolcezza di spirito e di corpo: anche Francesco in quell’abbraccio si è abbandonato alla tenerezza e alla misericordia di Dio.

Chiara ha proseguito affidandosi e fidandosi del Signore con Enrico e i due hanno puntellato la loro vita di momenti di preghiera e accompagnamento spirituale che gli hanno permesso di proseguire per la strada maestra. Nei momenti di dubbio si sono recati ad Assisi, fortemente richiamati dalla spiritualità francescana;.hanno affidato le loro prime gravidanze alla Madonna della Porziuncola e sono tornati più volte a Medjugorje per ringraziare Maria e, nell’ultimo viaggio pochi mesi prima della nascita al cielo di Chiara, per chiedere la grazia di vivere la grazia.

Chiara ha vissuto dei momenti di profonda solitudine e proprio in questi ha trovato la consolazione, ha incontrato Gesù; si è lasciata consolare dalla Chiesa, affidandosi al suo abbraccio materno.

Chiara era una ragazza piena di vita, che amava vivere e scherzare, gioiosa. Come è stato ricordato, non amava la croce, ma la persona che stava sulla croce. Il suo era un amore per Cristo non per la sofferenza in sé; ha cercato sempre di ascoltare la volontà di Dio nella sua vita e di compierla. Con serenità e forza Chiara ed Enrico hanno accolto i primi due figli, Maria Grazia Letizia. e Davide Giovanni che hanno vissuto tra le loro braccia per pochi minuti. Li hanno accolti e accompagnati fin dove gli veniva chiesto, per poi lasciarli andare. E questi due figli hanno segnato fortemente la loro vita, permettendo a Chiara ed Enrico di capire con la mente e con il cuore che siamo “pellegrini e forestieri in questo mondo” e che la nostra meta è un’altra. Li hanno accolti come figli ‘normali’ perché il Signore aveva fatto anche di questi due bambini “una meraviglia stupenda”.

Ecco allora che la vita di Chiara può essere testimonianza di una vita di fede, esempio per un cammino di santità cui tutti noi siamo chiamati come battezzati. Il desiderio di far conoscere la vita di Chiara Corbella nasce dal voler testimoniare l’amore di Dio Padre presente nella vita di ognuno di noi. In fondo qualche millennio fa, qualcuno che ha dato la vita per noi ci ha chiesto proprio questo: Chiara aveva capito che ne valeva la pena e l’ha fatto.

(di Monica Cardarelli, 25.3.2014, www.laperfettalezia.com)

link all’articolo