Lettera a Chiara


(13 Giugno 2013, da papà e mamma)

Cara  Chiara,

vorrei averti ancora seduta sulle mie ginocchia come facevi spesso alla fine del pranzo, quel gesto semplice mi riempiva di gioia mi faceva sentire che mi volevi bene e che potevo essere per te un punto di appoggio.

Continuo a ripensare a tutti i viaggi che abbiamo fatto insieme per andare a fare le tue terapie, durante i quali avrei potuto dirti tante cose ed invece stupidamente parlavo di sciocchezze facevo battute pensando di distrarti come se tu non avessi ben chiara  la situazione che anzi minimizzavi e nascondevi a noi.

Quest’anno è volato, faccio ancora fatica  a capire a rendermi conto di quello che ci è successo, ci hai travolto, hai travolto tutti.

Conservo tante immagini di te da quando eri piccola con il tuo “broncio”  e la tua sicurezza a tante altre di momenti speciali durante le nostre vacanze ma quella che mi fa commuovere ogni volta che la vedo è quella che sta facendo il giro del mondo e che ti ritrae a solo una settimana da quando i medici ti hanno detto che non c’era più niente da fare e tu sei sorridente con il tuo occhio bendato che ti ha riportato bambina quando ti mettevamo la stessa benda sull’altro occhio per far lavorare quello “pigro”. Hai persino fatto la battuta che meno male che quello pigro lo avevi esercitato perché adesso doveva lavorare lui.

Lo spirito, il gusto della battuta,la tua semplicità che non va confusa con rassegnazione o sottomissione, hai sempre avuto le idee chiare su quello che volevi anche quando ancora bambina pensavo di svolgere il ruolo di padre dandoti consigli a volte anche ridicoli come il “ronzino di razza” da te riproposto e che mi hai poi ricordato tante volte prendendomi in giro.

Oggi qualcuno che non ti ha conosciuto arriva a immaginarti bigotta e oltranzista, teme che tu possa essere un esempio negativo di donna sottomessa, a queste persone vorrei dire che non esiste esempio migliore di donna emancipata e lucida nel fare le sue scelte. E’ bene che tutti sappiano che non solo non hai subito condizionamenti ( non era nel tuo carattere) ma hai fatto quelle scelte da qualcuno considerate discutibili con convinzione e con gioia riuscendo a contagiare tutti quelli che ti stavano intorno.

La tua scelta lucida di pianificare il tuo intervento subito dopo il parto di Francesco, calcolato per dare a lui la possibilità di essere un bimbo sano era animata  dal desiderio di salvare due vite e non da quello di sacrificarne una per dare la vita all’altra, certo eri consapevole che c’era il rischio di non farcela, ma tu ed Enrico non avete esitato pur non rinunciando poi a combattere fino all’ultimo.

La tua eccezionalità è stata nell’arrivare fino in fondo preoccupandoti degli altri quando chiunque si sarebbe adagiato nell’autocommiserazione cercando conforto che tu hai al contrario dato a tutti noi. Al ritorno dal tuo funerale eravamo orgogliosi di una figlia come te   ma anche felici e questo non è normale, ma è stato normale per noi perché tu ci hai accompagnato e preparato.

Ci hai lasciato Enrico e Francesco e vederli insieme è come vedere il frutto del tuo amore, è bello vederli crescere insieme e prendere Francesco sulle ginocchia è come avere ancora te.

Da pochi giorni Elisa ed Ivan si sono sposati, potrà sembrare strano ma con mamma ci sentiamo di augurare a loro la stessa gioia che tu hai avuto nel tuo pur breve e tribolato matrimonio e ti preghiamo di vegliare su di loro.

Grazie Chiara da  papà e mamma

 13 giugno 2013